Sovrappeso, Obesità e Psicologo
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Sovrappeso, Obesità e Psicologo

L’alimentazione è la modalità attraverso cui forniamo energia al nostro organismo per vivere. Se questa attività fosse solo la regolazione dell’equilibrio biologico, le persone non avrebbero problemi di peso. Mangiare sarebbe un po’ come respirare, si farebbe in modo automatico, senza troppe complicazioni. In realtà sappiamo che l’alimentazione coinvolge sistemi complessi; oltre all’omeostasi termodinamica si attiva il sistema della ricompensa e del piacere, che arricchisce di significati emotivi e psicologici l’atto del mangiare.

Alimentarsi è un comportamento complesso, che si sviluppa su un programma geneticamente determinato, utilizza l’apprendimento, le informazioni ambientali, le motivazioni individuali.  E’ esperienza comune che il nostro stato emotivo influenzi il comportamento alimentare, anche nelle persone che non hanno particolari problemi. Alcune  persone invece concentrano nel rapporto con il cibo l’espressione di proprie difficoltà emotive, tanto che il controllo del cibo e dell’alimentazione, del peso e forma del corpo diventa centrale nella loro vita. La conseguenza potrebbe essere un eccesso di peso.

Come si affronta l’eccesso di peso e quando è il sintomo di un disturbo alimentare vero e proprio?  E’ importante distinguere alcune situazioni.

  1. Quando il peso in eccesso è causato da uno stile di vita non sano, si tratta di un problema soprattutto comportamentale. Se la motivazione al cambiamento è buona, il problema si affronta modificando le abitudini alimentari, riducendo lo stress, aumentando l’attività fisica. Si potrebbe obiettare che in un equilibrio ideale, le persone mangiano rispettando i segnali di fame e sazietà, quindi se c’è eccesso di peso, evidentemente qualcosa non funziona nemmeno se l’errore è “solo” comportamentale. La risposta è che se la forza della motivazione è adeguata a promuovere i cambiamenti necessari, gli aspetti comportamentali sono prevalenti su quelli psicologici ed emotivi;
  2. In alcuni casi l’accumulo di peso deriva da una gestione “emotiva” del cibo. La persona ha un rapporto disregolato con il cibo, mangia in modo indipendente da fame e sazietà, è attratta da cibi non sani, soprattutto lo usa per “regolare” le emozioni, cioè ridurre la tensione, riempire un vuoto o controllare uno stato emotivo.  Si può avere un rapporto disregolato con il cibo, anche senza avere i criteri per una diagnosi di disturbo alimentare. Questo problema si affronta con un percorso nel quale nutrizionista e psicologo supportano la persona nel processo di modificazione cognitiva e comportamentale;
  3. In altri casi l’eccesso di peso può essere il sintomo di un vero e proprio disturbo alimentare, classificato come BED, cioè Binge Eating Disorder. In Italiano, usiamo il termine di Disturbo da Abbuffate Compulsive. I criteri per una diagnosi di BED sono codificati nel DSM5. La persona vive le abbuffate come incontrollabili, come se non si potesse fermare, ingerendo in poco tempo grandi quantità di cibo, con vergogna e senso di colpa.  Qui ci  interessa evidenziare la sofferenza associata alle abbuffate, spesso sottovalutata dalle persone vicine ai pazienti e persino dai sanitari. E’ importante sapere che si tratta di un vero e proprio disturbo alimentare, che può essere curato. L’approccio che dà i migliori risultati è la terapia cognitivo comportamentale. Anche in questo caso, psicologo, nutrizionista e medico internista devono collaborare strettamente. (Lia Cama 19 luglio 2017)

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