Insonnia
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Insonnia

L’insonnia può essere definita come una reiterata difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno, tale che esso risulta di durata e/o qualità insoddisfacente.

In particolare, chi soffre di insonnia, riferisce uno o più dei seguenti disturbi relativi al sonno: difficoltà all’addormentamento, difficoltà a mantenere il sonno, risvegli precoci al mattino ed un sonno cronicamente non ristoratore o di scarsa qualità.

In aggiunta ai sintomi notturni, nella maggior parte dei casi, sono presenti anche sintomi diurni, quali ad esempio fatica, irritabilità, sonnolenza, disturbi dell’umore e difficoltà di apprendimento/memoria.

La quantità di sonno necessaria a ciascuno di noi per sentirsi riposati è assolutamente soggettiva, e varia da persona a persona. Infatti, esistono soggetti detti “brevi dormitori” che hanno bisogno di poche ore di sonno per sentirsi riposati (5 ore o meno) e  “lungo dormitori” che hanno bisogno di un sonno di lunga durata (almeno 10 ore) per sentirsi riposati ed efficienti lungo la giornata. Il riconoscimento dell’ipnotipo (breve, normale o lungo dormitore) è fondamentale nella valutazione di un paziente che lamenta disturbi di vigilanza e consente di evitare false diagnosi e relative terapie inopportune.

A prescindere dal numero specifico di ore dormite, possiamo in ogni caso dire di avere un problema dinsonnia solo quando un riposo non soddisfacente limita le nostre capacità fisiche e mentali durante la giornata, per un periodo abbastanza lungo.

Quanto è diffusa l’insonnia?

L’insonnia è una condizione molto diffusa: si stima che circa un terzo della popolazione nei paesi industrializzati abbia presentato, almeno una volta nella vita, un disturbo del sonno e tra questi il 10% ha avuto problemi di insonnia. In Italia l’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS) in collaborazione con i Medici di Medicina Generale hanno condotto una importante indagine, denominata “Progetto Morfeo”, con l’obiettivo di ottenere informazioni sull’epidemiologia dell’insonnia, nei pazienti che si recavano presso gli ambulatori dei medici di famiglia. Su un campione di 3200 soggetti adulti, il 64% riportava problemi di insonnia, e tra questi circa il 40% aveva anche sintomi diurni in associazione a quelli notturni. Il disturbo sembra essere maggiormente presente nelle donne rispetto agli uomini e nei pensionati/disoccupati rispetto a coloro che svolgono una regolare attività lavorativa.

Quali sono le cause?

Tra i fattori ritenuti causa dell’insorgenza del disturbo, gli eventi stressanti sono riportati nell’80% dei casi, seguiti da problemi fisici, inadeguata igiene del sonno e fattori ambientali.

Uno dei modelli più accreditati, circa l’insorgenza di questo disturbo, asserisce che i soggetti che sviluppano insonnia sono caratterizzati da una serie di fattori predisponenti (familiarità, stile cognitivo ipervigile), l’esordio del disturbo sarebbe dovuto all’occorrenza di fattori precipitanti (eventi stressanti, problemi familiari/lavorativi/di salute), mentre il mantenimento sarebbe la conseguenza di fattori perpetuanti. Tra i fattori perpetuanti rientrano tutti quei comportamenti disfunzionali messi in atto dai soggetti per la paura di non riuscire a dormire o per compensare la perdita di sonno (ad es. sonnellini diurni), che combinati a credenze negative (paura di non riuscire a dormire, ansia) mantengono nel tempo un problema che altrimenti si sarebbe risolto, e avrebbe avuto una durata limitata nel tempo.

In ogni caso, possiamo distinguere due tipologie di insonnia:

primaria: parliamo di insonnia primaria nel caso in cui l’alterazione del sonno non è causata dagli effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra condizione medica. In genere la causa è rintracciabile in problemi quali eccessive preoccupazioni e ansia rispetto al proprio sonno. Quando siamo preoccupati, infatti, pensiamo e ripensiamo al problema che ci affligge. Questa “ruminazione” mentale ci impedisce di addormentarci o ci fa dormire male. Si innesca così un circolo vizioso: più ci preoccupiamo, meno riusciamo a dormire. Non dormendo, l’ansia e l’irritabilità aumentano, e così anche le nostre difficoltà ad addormentarci;
secondaria: ovvero legata a cause fisiche o psichiche. Ad esempio l’angina pectoris, le malattie reumatiche, le ulcere gastriche, la menopausa, l’iper e l’ipotiroidismo, le allergie. Inoltre l’ansia, la schizofrenia, il disturbo post-traumatico da stress. Alla depressione spesso è associata la tendenza a svegliarsi presto la mattina. Infine, è noto ormai che uno stile di vita stressante, e cattive abitudini rispetto al sonno (ritmi sonno-veglia irregolari, lavorare/studiare a letto, fare pasti pesanti la sera, ecc…) possono essere un elemento scatenante l’insorgenza del disturbo.

Come si manifesta?

Parliamo di insonnia situazionale quando questa dura pochi giorni o settimane (meno di tre mesi in ogni caso) ed associata a eventi o periodi particolarmente stressanti, a dolore cronico o all’abuso di sostanze stupefacenti. In questo caso, di solito, la scomparsa del fattore scatenante determina una remissione del disturbo.

L’insonnia viene definita come acuta, al contrario, se perdura da più tempo (almeno 6 mesi) e in questo caso l’intervento deve essere tempestivo al fine di avere una prognosi migliore e più rapida. In ultimo, la gravità del disturbo, non è assolutamente derivata dal numero di ore di sonno del soggetto, perché la quantità di sonno “giusta” per ognuno di noi è assolutamente soggettiva. Al contrario la frequenza degli episodi, il tempo impiegato ad addormentarsi, la quantità di risvegli e la difficoltà a riaddormentarsi, ci forniscono una indicazione chiara sulla severità del disturbo.

Soffri davvero di insonnia?

Si può parlare di insonnia primaria, se sono presenti i seguenti sintomi:

1) Uno o più dei seguenti disturbi relativi al sonno: – Difficoltà all’addormentamento – Difficoltà a mantenere il sonno – Risvegli precoci al mattino – Sonno cronicamente non ristoratore o di scarsa qualità

2) Le difficoltà riportate si presentano nonostante l’opportunità e le circostanze adeguate per il sonno.

3) E’ presente almeno uno dei seguenti disagi diurni conseguente ad un sonno disturbato: – Fatica/malessere – Difficoltà nell’attenzione, concentrazione o nella memoria – Disfunzioni sociali/professionali o scarse performance scolastiche – Disturbi dell’umore/irritabilità – Sonnolenza diurna- Riduzione della motivazione, energia e iniziativa – Disposizione a errori/accidenti sul lavoro o alla guida – Tensione, mal di testa, sintomi gastrointestinali in risposta a perdita del sonno – Ansia o preoccupazioni per il sonno

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi avviene sulla base della storia clinica riferita dal paziente, e può avvalersi dell’utilizzo di questionari specifici, che forniscono una indicazione più precisa circa le caratteristiche, la durata e l’eventuale presenza di altri disturbi. La polisonnografia o l’attigrafia, sono indicate nel caso si sospetti la presenza di un’altra patologia sottostante il disturbo, ad esempio, disturbi del movimento o apnee in sonno, che possono portare a similitudini nella sintomatologia diurna e determinare risvegli notturni o difficoltà di addormentamento (vedi sindrome delle gambe senza riposo).

Quali sono le conseguenze?

Le conseguenze dell’insonnia, specie se non trattata, possono essere anche piuttosto gravi. La sonnolenza diurna ad esempio, può causare incidenti, malumori, difficoltà sul lavoro e nel gestire le relazioni personali e affettive. Chi soffre di insonnia, può quindi iniziare, ad esempio, a riportare problemi sul lavoro, a scuola e in famiglia e può essere facilmente irritabile.

In cosa consiste il trattamento?

Una terapia cognitivo-comportamentale multicomponenziale ha come target specificatamente il disturbo nella continuità del sonno (difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno o entrambe le cose) ed è tipicamente composta da tecniche cognitivo-comportamentali, psicoeducazione e regole di igiene del sonno.

L’obiettivo primario è quello di migliorare la qualità/quantità del sonno e i sintomi diurni correlati al disturbo (scarsa attenzione e memoria, difficoltà di concentrazione, ecc…).

Per ridurre o eliminare il problema dell’insonnia, spesso può essere sufficiente intervenire sulle abitudini di vita (evitare i sonnellini pomeridiani, fare attività fisica durante il giorno, evitare di assumere caffeina o alcol la sera, modificare la propria alimentazione, ecc.) e sui fattori ambientali (il rumore, la temperatura nella stanza, la comodità del letto in cui si dorme, ecc.), agendo quindi sulla corretta applicazione delle regole di igiene del sonno.

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