Fobia
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Fobia

La fobia è una paura costante ed intensa di un oggetto, un animale o una situazione. Quando l’intensità della paura raggiunge picchi molto alti, la persona vive un disagio fortissimo, sviluppa  sintomi somatici oppure timore di morire o di impazzire. Se immaginiamo un “termometro” che misuri questo malessere, avremo una scala che va dal “disagio”, “timore”, “paura”, terrore”, fino al “panico”.  La persona vive un’esperienza catastrofica ed organizza la propria vita per evitare il contatto con l’oggetto che può riattivarla.  Tutti abbiamo piccole paure, situazioni nelle quali siamo in tensione e che vorremmo evitare. Una persona con fobia prova vero e proprio terrore e la sua vita quotidiana è modificata anche pesantemente per tenere lontano la fonte della paura. 

La paura è un’emozione primaria ed ha funzione protettiva rispetto ai pericoli dell’ambiente. E’ il risultato della storia evolutiva della nostra specie, deriva dalla previsione di un danno e serve a preparare il nostro corpo alla difesa. L’attivazione fisiologica che proviamo corrisponde proprio alla necessità di affrontare il pericolo nel migliore dei modi. Quando proviamo paura, si alza il tono adrenergico, i battiti cardiaci diventano più rapidi, il sangue irrora i muscoli, il respiro diventa più frequente, il tono muscolare aumenta, l’apparato digerente sospende la sua attività, insomma tutto il corpo è vigile e reattivo  agli stimoli esterni.   La paura, in quanto emozione di base è geneticamente determinata, insita nel nostro patrimonio di base. E’ possibile che ci siano differenti sensibilità individuali agli stimoli esterni, anche se la risposta riproduce  schemi comuni a tutti gli esseri umani. In altre parole, possiamo essere più o meno reattivi ad alcune situazioni, ma il modo in cui esprimiamo la paura è universale e riconoscibile da chiunque.

La paura diventa un problema quando perde la funzione adattativa appena descritta. La paura diventa ansia quando si riferisce a situazioni che normalmente non sembrano spaventose, o almeno non così tanto. La persona con fobia è essenzialmente una persona ansiosa. Infatti per evitare il contatto con l’oggetto fobico, la persona non fa altro che anticipare ed allargare l’elenco delle situazioni che fanno paura. Questo può avere conseguenze importanti nella vita quotidiana e può innescare uno schema a spirale in cui il problema iniziale contamina molti altri ambiti della vita,  con risultanti invalidanti.

La fobia ha due elementi caratteristici:

  1. l’ansia si manifesta in circostanze ben specifiche o anticipa il timore di ritrovarsi in una determinata situazione.

Ad es. se ho la fobia dei piccioni, la mia ansia si attiva solo alla vista di un piccione  o al pensiero di andare in luoghi all’aperto dove potrebbero esserci colonie di piccioni.

  1. Il tentativo sistematico, consapevole e massiccio di evitare la situazione fobica. Inizialmente l’evitamento  sembra la soluzione al problema, in realtà diventa il meccanismo attraverso cui un comportamento adattivo si trasforma in sintomo psicologico. La persona si crea una gabbia fatta di divieti sempre più ampi, di situazioni dalle quali allontanarsi, di piaceri ai quali rinunciare pur di evitare il contatto con l’oggetto fobico. In breve tempo si crea un circolo vizioso con conseguenze negative sulle relazioni, sulle opportunità di vita e di lavoro, sul proprio benessere.

Ad es. per evitare i piccioni, non solo non frequento più  luoghi aperti, ma rinuncio alle uscite con gli amici, tengo chiuse le finestre di casa, evito  immagini, libri o film che evocano uccelli o altri animali volanti ; è possibile che la fobia condizioni  anche scelte importanti come gli studi o il lavoro.

L’impatto sulla qualità di vita dipende non solo dal  tipo di oggetto fobico, dalla frequenza di contatti/evitamenti possibili, ma anche dall’intensità del sintomo. Ad esempio una persona che ha la fobia di usare l’ascensore, potrebbe non risentirne troppo se abita in una casa bassa in campagna e non ha occasioni frequenti di salire ad un piano alto. Le condizioni di vita potrebbero cambiare, la persona potrebbe accettare un lavoro importante che implica recarsi in un ufficio al diciottesimo piano di un grattacielo. Cosa fare, accettare la proposta oppure rinunciare ad un’opportunità interessante? Qualsiasi sia la scelta, la persona si trova a dover affrontare il sintomo e le sue conseguenze. La soluzione apparentemente più facile è quella di rinunciare, ma così aumenteranno  ansia e disistima per non aver saputo affrontare la paura. La soluzione più utile implica affrontare il problema, seguire una terapia mirata con la guida di uno psicologo, avere un approccio attivo.

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